The Cure ph. Andy Vella
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The Cure

Tutto inizia nel 1976 quando il diciassettenne Robert, che frequenta le superiori di St. Wilfrid’s Comprehensive a Crawley nel Sussex, forma The Easy Cure con i compagni di scuola Michael Dempsey (basso), Lol Tolhurst (batteria) e l’eroe della chitarra della zona Porl Thompson. I quattro iniziano a comporre e fare demos quasi subito, e in poco tempo riescono a mettere insieme un impressionante repertorio di musica originale che include brani classici come “Killing An Arab” e “10.15 Saturday Night”. Entro il 1977, il gruppo novellino vince un concorso nazionale di bands organizzato da Ariola-Hansa, etichetta di proprietà tedesca che l’avrebbe portato alla pubblicazione di un singolo e un album di debutto, non fosse per il fatto che il rapporto della band è destinato a fallire. Hansa vede The Easy Cure come un gruppo pop fresco e malleabile, ma anche a questa giovane età, l’ostinato Robert ha altre idee…….. Entro il corso di un anno insoddisfacente, le due parti si dividono non avendo realizzato nessuna pubblicazione. Frustrato ma non scoraggiato, nel 1978 il gruppo perde la parola “Easy” dal nome e Porl Thompson dalla formazione. Di conseguenza, un trio, con tanta voglia di fare, ora conosciuto semplicemente come The Cure invia un demotape di 4 brani a una serie di etichette discografiche. Danno velocemente seguito al riscontro entusiasta da parte di Chris Parry, direttore artistico della Polydor e The Cure firmano un contratto con la sua nuova etichetta – Fiction Records – a settembre dello stesso anno. Diventa un sodalizio destinato a durare nel tempo, infatti sono insieme ancora oggi. Il lavoro su un primo singolo e album inizia immediatamente, con il tecnico del suono, Mike Hedges, e, tramite un contratto di distribuzione con la “Small Wonder Records” , la pubblicazione a dicembre di “Killing An Arab” è accolta con grande successo. Il brano viene ri-pubblicato su etichetta Fiction nel gennaio del 1979, seguito dall’album “Three Imaginary Boys” e il miscuglio stranamente accattivante di immagini peculiari ed oscure e musica essenziale e angolare crea molte reazioni controverse. L’album da inizio a un periodo intenso di concerti in tutta la Gran Bretagna. Durante questi concerti The Cure suonano con altre band emergenti quali Wire, Joy Division e The Jam. Pubblicano altri 2 singoli non inclusi nell'album “Boys Don’t Cry” e “Jumping Someone Else’s Train”, nonché un paio di progetti collatterali con “The Obtainers” e “Cult Hero”. Il singolo “Boys Don’t Cry” ha un discreto successo negli Stati Uniti, e questo fa sì che l’album “Three Imaginary Boys” venga ri-masterizzato con il nuovo titolo “Boys Don’t Cry”. Nello stesso periodo inizia l’associazione duratura fra The Cure e Siouxsie and the Banshees, siccome dopo due date facendo da supporter al tour inglese dei Banshees di fine1979, Robert si trova a fare 2 concerti per sera, dovendo sostituire il chitarrista John McKay che aveva lasciato i Banshees. Alla fine di questo periodo incredibilmente agitato, differenze sottili ma irrisolvibili all’interno della band finiscono con la tranquilla partenza di Michael Dempsey. Simon Gallup (basso) e Matthieu Hartley (tastiere) si uniscono alla band e all’inizio del 1980 la formnazione a quattro dei Cure s’impegnano in due settimane di registrazioni di studio. Questa volta con il co-produttore Mike Hedges, la band decide di esplorare il lato più scuro del talento compositivo di Robert Smith e ne consegue il classico minimalista “Seventeen Seconds”. Il primo singolo tratto da quest’album di straordinaria chiarezza e grazia è il caratteristico quasi cinematico “A Forest” che diventa il primo vero singolo di successo in Inghilterra con il quale si guadagnano un’apparizione a “Top Of The Pops”. “Seventeen Seconds” arriva al N° 20 nelle classifiche album UK e The Cure partono per un strenuante tour mondiale dell’Europa, gli Stati Uniti e Australasia. Sfortunatamente gli sforzi di un anno frenetico risultano troppi per Matthie che si trova costretto ad abandonare la band. Di nuovo un trio, The Cure registrano “Faith” nella primavera del 1981 sempre con la co-produzione di Mike Hedges. “Faith” è un album funereo, che crea atmosfere di un panorama musicale tetro e spoglio ed evoca un mondo di dissoluzione e paura. La band termina anche la colonna sonora strumentale del film intitolato “Carnage Visors” a supporto del loro tour. “Faith” arriva al N° 14 nelle classifiche album UK e da vita a un altro singolo di successo, l’abrasivo ed insistente “Primary”. Il “Picture Tour” che segue è una esperienza intensa per tutti e quando esce in ottobre il singolo non tratto dall’album intitolato “Charlotte Sometimes”, la band merita una pausa. Ma non c’è tempo per le pause. Invece, all’inizio del 1982 The Cure tornano in studio per registrare un album in collaborazione con Phil Thornalley, che avrebbe dovuto essere il culmine della loro sempre più morbosa attrazione per il buio, la disperazione e il decadimento. “Pornography”, pubblicato in maggio, è contagiata da un nichilismo nero e spietato, e ironicamente diventa il primo album dei Cure a penetrare i primi dieci nelle classifiche album in Inghilterra. Il tour “Fourteen Explicit Moments” vede la band diventare sempre più incostanti e violenti, e quando pubblicano il singolo “The Hanging Garden”, Simon Gallup lascia la band. Avendo spinto se stesso e gli altri attorno a se oltre i limiti dell’eccesso, Robert si rende conto che è arrivato alla resa dei conti e che l’unico modo di distanziarsi da tutto quello che il gruppo è diventato è di alleggerire le cose. Lo fa con l’imitazione dello stile ‘disco’ scadente di “Let’s Go To Bed”, ed è un successo immediato , benchè inatteso, negli Stati Uniti !! La formazione dei Cure è ancora in scompiglio – il singolo era registrato con la collaborazione di Steve Goulding, batterista degli Wreckless Eric, essendo Lol Tolhurst passato alle tastiere – ma un altro rapporto chiave per The Cure nasce con la produzione del video promozionale del singolo, e la collaborazione con Tim Pope è un altro sodalizio destinato a durare nel tempo. The Cure continuano a ridefinirsi nel 1983 con il dance ritmato ed elettronico di “The Walk” (UK N° 12) e il jazz demenziale da fumetto di “The Lovecats”, che diventa il primo singolo ad entrare in classifica nei primi dieci. Robert si sente rivendicato: era passato attraverso la rabbia e la disperazione di “Pornography” , e con la pubblicazione di questi 3 singoli completamente diversi fra di loro, aveva effettivamente messo sotto sopra la percezione che hanno gli altri dei Cure. L’anno 1983 è diviso dagli impegni di Robert a registrare e andare in tournée con i Banshees. Collabora agli album “Hyaena” e “Nocturne”, ed inoltre completa l’album “Blue Sunshine” come “The Glove”, progetto sperimentale con il Banshee, Steve Severin. A dicembre i 3 singoli dei Cure con i loro B-sides vengono pubblicati insieme come l’album “Japanese Whispers”. Nel 1984 si pubblica “The Top” e benchè segnalato come un album dei Cure, in realtà Robert suona tutti gli strumenti tranne la batteria. Il risultato è un mix stranamente allucinogeno che scivola nelle classifiche nei primi dieci, mentre il singolo contagiosamente psichedelico “The Caterpillar” entra nelle classifiche singoli Top 20. Robert registra contemporaneamente anche il singolo di Tim Pope “I Want To Be A Tree”. Con il “Top Tour” mondiale che vede una formazione i cui componenti sono Andy Anderson alla batteria, Phil Thornalley al basso e il ritorno di Porl Thompson alla chitarra, la band sembra ora funzionante e avviati. Ma per una serie di motivi, con la fine del tour sia Andy Anderson che Phil Thornalley lasciano la band. Entra Boris Williams (batteria) e ritorna Simon Gallup (basso) in loro sostituzione. Questa nuova formazione inizia i lavori nel 1985 con “The Head On The Door” con entusiasmo, zelo e un vero senso che qualcosa ‘bolliva in pentola’………Vario e diverso, e comunque ispirato da una sensibilità e semplicità pop, “THOTD”, co-prodotto con Dave Allen, raggiunge il N° 7 nelle classifiche inglesi. Il singolo risonante “Inbetween Days” è seguito da “Close To Me” e un'altra stupenda collaborazione con Tim Pope che vede i 5 Cure intrappolati inspiegabilmente in un armadio, bilanciato pericolosamente sulla cima della scogliera, Beachy Head, rinomata per essere un punto di numerosi suicidi ! “THOTD” riesce a raggiungere il 59° posto nelle classifiche americane Billboard, e il tour mondiale di supporto all’album assieme alla devozione sempre in crescita dei fans spiana la strada per l’enorme successo della raccolta impeccabile “Standing On A Beach”. Pubblicato nel maggio 1986, con il titolo preso dalla prima riga di “Killing An Arab”, l’album comprende tutti i singoli ed i B-side dei Cure realizzati fino ad allora. Accompagnate da una versione video della raccolta “Standing On A Neach”, queste pubblicazioni e un altro enorme tour mondiale che include anche la loro prima volta come headliners nel Festival di Glastonbury, lanciano The Cure a capofitto verso il vero successo mondiale. L'album entra nei Top 50 delle classifiche USA e tutto ad un tratto i media americani diventano affascinati da Robert Smith, Una rivista lo definisce “Kate Bush versione maschile” e quando in momento di ripicca Robert si taglia la sua famosissima chioma, fa notizia a “MTV News On The Hour” !! “Boys Don’t Cry” viene ricantata, rimissata e ripubblicata come singolo e un anno di numerosi concerti e festival trova il suo culmine in agosto con il film, sempre di Tim Pope, dei concerti dal vivo intitolato “The Cure In Orange” pubblicato sia per il cinema che in versione video la successiva primavera. Nel 1987 The Cure escono con un’eccellente ed ambizioso album doppio intitolato “Kiss Me Kiss Me Kiss Me”. Dal punto di vista testi e musica si tratta dell’album più completo che abbiano mai fatto. La forza più grande dell’album, ancora con la coproduzione di Dave Allen, è la sua estrema diversità e la sua straordinaria varietà di stili. La band si muove facilmente dalla bellezza sognante agli orrori da incubo. Pubblicano singoli di successo quali “Why Can’t I Be You?”, “Catch”, “Just Like Heaven” e “Hot Hot Hot!!!”, tutti accompagnati da splendidi ed ancora più inventivi videos realizzati da Tim Pope. Con l’arrivo di Roger O’Donnell alle tastiere, la formazione a 6 componenti dei Cure girano il mondo con il “Kissing Tour” da luglio a dicembre raccogliendo enorme successo. Nel 1988 la prima decade della carriera dei Cure è documentata ufficialmente con la biografia “Ten Imaginary Years” – poi la band si prende un paio di ben meritati mesi di riposo. Riunendosi per preparare nuovi demos, risulta evidente che la posizione sempre più precaria di Lol Tolhurst diventa insostenibile e quindi inevitabilmente lascia la band. L’uscita di Lol è seguita dalla pubblicazione nel 1989 dell’album “Disintegration”. Meravigliosa co-produzione con Dave Allen, l’album è un classico, funereo, grandioso, potente e meditabondo. Entra in classifica al 3° posto. Ben 4 singoli tratti dall’album sono dei successi : “Lullaby” (che vince un Brit Award come migliore video), “Fascination Street”, “Lovesong” e “Pictures Of You”. La tournée che segue – “Prayer Tour” – è davvero spettacolare con alcuni delle migliori performance dal vivo mai eseguiti dai Cure e le tappe europee includono, tra i molti concerti memorabili, anche 3 stupende serate al Wembley Arena. Mentre negli USA i concerti tenuti negli stadi sportivi (Giants and Dodgers) segnano il tutto esaurito. Agli inizi del 1990 Roger O’Donnell lascia la band ed è sostituito dal road manager e l’amico di sempre Perry Bamonte. The Cure sono headliners in vari festivals europei, compreso Glastonbury per la seconda volta. Nello stesso anno donano le royalties dal loro album dal vivo “Entreat” alle associazioni benefiche da loro preferite. Escono con il singolo “Never Enough” e pubblicano l’album “Mixed Up”, una raccolta di remixes vecchi e nuovi da alcuni luminari quali Mark Saunders e William Orbit. L’album include anche il remix del singolo “Close To Me” fatto da Paul Oakenfold e arriva al N° 13 nelle classifiche inglesi e al N° 14 negli Stati Uniti. Nel febbraio del 1991 The Cure si portano a casa finalmente il premio “Miglior Gruppo Inglese” ai Brit Awards, e celebrano filmando un concerto segreto a Londra chiamandosi i “Five Imaginary Boys” presentando 4 nuovi brani che sarebbero di seguito stati inseriti nel prossimo album. Pubblicano anche “Playout” un video dal vivo con scene ‘dietro le quinte’ contenente anche parte dei filmati di questo concerto segreto nonché altri strani performance TV ! “Wish” nel 1992 viene dichiarato il migliore album dei Cure. Ancora una volta con la co-produzione di Dave Allen, l’album, dove i suoni della chitarra sono protagonisti, colpisce per la sua ricchezza e molteplicità di sfaccettature. Va subito al N° 1 nelle classifiche inglesi e al N° 2 in quelle americane e include 3 stupendi singoli di successo : “High”, “Friday I’m In Love” e “A Letter To Elise”. Un altro fantastico anno per The Cure con il caleidoscopico “Wish Tour” che porta la band in giro per il mondo di nuovo, segnando il tutto esaurito dappertutto. La forza e l’emozione generati dai concerti del “Wish Tour” ispirano 2 album dal vivo “Show” e “Paris” pubblicati entrambi nel 1993. “Show” un doppio album pubblicato anche nelle versioni per il cinema e home video, vede la band sul palco a Detroit, USA ad eseguire tutti i loro successi ed altri successi, mentre “Paris” in edizione limitata, presenta la band dal vivo a Parigi mentre esegue una selezione di brani più eclettica. Subito dopo il tour. Il chitarrista Porl Thompson lascia di nuovo la band (questa volta in armonia!) e The Cure si presentano in quattro come headliner al “Great Xpectations Show” a supporto di XFM al Finsbury Park di Londra. La band contribuisce il brano “Burn” alla colonna sonora del film “The Crow” (Il Corvo), ed inoltre fa una cover di “Purple Haze” per l’album “Stone Free”, il tributo a Jimi Hendrix. La registrazione di materiale nuovo è ritardato nel 1994 da una lunga causa legale intentata da Lol Tolhurst e finalmente risolta a favore dei querelati Robert Smith e la Fiction Records, e dall’inatteso allontanamento del batterista Boris Williams. Segue un periodo di audizioni, e molto presto Jason Cooper entra a far parte del gruppo quale nuovo batterista, mentre Roger O’Donnell ritorna alle tastiere. Nel 1995 The Cure contribuiscono alla colonna sonora del film “Judge Dredd” con il brano “Dredd Song” e eseguono un cover di “Young Americans” di David Bowie sempre per XFM . Interrompono le registrazioni con il co-produttore Steve Lyon per fare dei Festival europei, incluso per la terza volta – evento senza precedenti – il 25° Festival di Glastonbury. La band ritorna in studio (in realtà la villa in campagna dell’attrice Jane Seymour!) per finire il nuovo album in tempo per Natale…… Nel gennaio 1996 The Cure fanno suonano, ancora come headliner, ai due Festival Hollywood Rock di Sao Paulo e Rio de Janeiro, e rientrano in Inghilterra per l’uscita dell’album “Wild Mood Swings”. Benchè la vasta scala e ampia portata della varietà dell’album risulti sconvolgente per molte persone, raggiunge lo stesso i vertici delle classifiche mondiali ! Parte il “Swing Tour”, la tournée più grossa che The Cure abbiano fatto sino ad oggi, e mentre i 4 singoli “The 13th”, “Mint Car”, “Strange Attraction” e “Gone” raccolgono successi dappertutto, la band fa più di 100 straordinari concerti mondiali davanti a delle folle sempre più strepitose. Nel gennaio 1997, Robert è invitato alla festa del 50° compleanno di David Bowie al Madison Square Gardens NYC, e con gioia esegue un paio di brani sul palco con il suo idolo di sempre……Più tardi lo stesso anno esce una raccolta, sia album che video, intitolata “Galore” che comprende tutti i singoli della seconda decade dei Cure, incluso il nuovo brano “Wrong Number” . Seguono altri importanti festival in USA e Europa, nonché delle esecuzioni dal vivo in TV. Agli inizi del 1998, Robert appare in una puntata della serie televisiva “South Park”, registra il brano “A Sign From God” per il film “Orgazmo” di Trey Parker e Matt Stone. The Cure registrano anche “World In My Eyes” per il tributo ai Depeche Mode e “Something More Than This” per l’album “X-Files”. Durante l’estate The Cure sono ospiti d’onore ad altri 12 festival europei, suonano in un concerto segreto a Londra per il concorso “Blind Date” organizzato dalla Birra Miller, prima di ritornare allo studio nella villa di Jane Seymour per registrare un nuovo album con la co-produzione di Paul Corkett (Depeche Mode, Placebo, Nick Cave). Nel 1999 la band termina le registrazioni e i missaggi del nuovo album “Bloodflowers” presso lo studio RAK di Londra e lo studio Fisher Farm nella contea del Surrey. Vanno a New York per filmare una puntata di “Hard Rock Live” di VH1 che andrà in onda nella primavera del 2000.
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